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1926 data di nascita
Molti di noi la storia del Trentino, la nostra storia, l'hanno imparata sentendo cantare: il nostro cuore l'ha cioe' percepita prima della nostra testa. Sono stati i nostri padri ed i nostri nonni, cantando, ad insegnarci cose che non si trovano nei libri: e non si trovano perche' non si puo' rinchiudere la tradizione in semplici parole. La tradizione e' molto piu' vasta, ed e' la sua vastita' che tocca le corde piu' intime e profonde e continua a farle vibrare.

Eravamo ancora austriaci, all'alba del Novecento, ed il Coro della Sosat non esisteva ancora. Forse era un embrione annidato nel grembo del Club Armonia, nel quale alcuni futuri coristi suonavano mandolini e chitarre, e che negli anni ’20 sarebbe diventato il piu' importante gruppo filodrammatico della citta'.

Il canto popolare c'era gia' prima del Coro della SOSAT. Certamente. Ma e' stato il Coro, fin dalle origini, a codificare una tradizione e una storia che la carta stampata non puo' contenere. Anzi: non una storia, ma un universo di microstorie che popolano il nostro passato e che sarebbero altrimenti rimaste mute.

Il Coro della SOSAT ha un'origine che confina con la leggenda: pare infatti uscire dal nulla, come un movimento della coscienza collettiva dopo gli anni della Grande Guerra e dell'esilio. E non e' affatto un caso se la prima esibizione del Coro avviene nel maggio 1926, undici anni esatti dopo l'entrata in guerra dell'Italia contro l'Austria-Ungheria ed un Trentino in cerca di una nuova identita'.

In realta' niente esce dal nulla: c'e' sempre una ragione dietro una nascita. Era da cinque anni, ormai, che esisteva la SOSAT: un'associazione che per la prima volta si proponeva di portare la gente qualunque a conoscere la montagna, ad abitarla e a farle compagnia cantando. Fino a quel momento la montagna era stata la meta di esploratori aristocratici, una piccola élite di ricchi: ma finalmente si era aperta a una dimensione popolare ed era diventata un ambiente di tutti. Si hanno testimonianze che qualche anno prima del debutto, nel laboratorio dell'Istituto Industriale in Corso Buonarroti, un certo Tullio Antoniutti un giorno, mentre lavorava fischietto' la canzone del Piave; e che dall'altra parte della classe, qualcun altro, Mario Pedrotti, rispose.

Tullio e Mario ai quali si erano uniti Enrico, fratello di Mario e Riccardo Urbani, amico di Tullio, finirono per ritrovarsi a fare musica insieme. L'embrione del Coro si riuniva al secondo piano di una casa di Vicolo Gaudenti, al numero 8: era casa Pedrotti. I quattro amici si ritrovavano per suonare con chitarre e mandolini , e un giorno provarono a cantare le melodie dei canti popolari che suonavano con gli strumenti. Ma cosa significa cantare insieme? In primo luogo, significa riconoscersi.

Ed ecco che a loro si aggiungono altri amici: Renato e Giuseppe Jungg, Leo Seiser, Giuseppe Ranzi, Bruno Pasini, e altri. Si trovano con il desiderio di condividere, trovare slancio e superare insieme le fatiche del vivere. Si ritrovano per abbandonarsi e cogliere il dono della voce di chi ti canta vicino.

Ma le voci, da sole, non bastano: e' necessario che qualcuno intuisca il loro valore collettivo. E quel qualcuno arriva: si chiama Nino Peterlongo. Un uomo di eccezionale valore, dotato di una tempra morale che poi, negli anni, abbiamo smarrito. Nino fu il fondatore e primo Presidente della SOSAT. E una sera bussa alla porta della casa ove i ragazzi stanno provando delle canzoni e chiede loro di uscire allo scoperto e di entrare nell'ufficialita' a far parte della Sosat.

Il Coro della Sezione Operaia Societa' Alpinisti Tridentini, la SOSAT appunto, nasce cosi', quando il destino bussa alla porta. E quel coro, fin da subito, raccoglie il consenso del pubblico. I primi concerti si svolgono in varie localita' del Trentino, ma poi la notorieta' del coro si diffonde in tutta l'alta Italia: si distingue per la spontaneita' del suo canto, un canto istintivo piu' che armonizzato rigidamente. E cosi' ogni concerto diventa un evento unico e, di fatto, irripetibile.

Il valore artistico di quel canto e' pero' elevato, al punto da attirare l'attenzione di personaggi importanti sulla scena musicale. Il destino che crea il Coro della SOSAT gli fa incontrare amici musicisti come Luigi Pigarelli e Antonio Pedrotti. E questi a loro volta iniziano a donare al canto popolare di montagna un repertorio di brani e armonizzazioni che ne segneranno la storia.

Soprattutto, l'anima del Coro era un'anima popolare: e il garante di quell'anima era proprio Nino. Nino Peterlongo. Fu proprio a lui, che Toni Ortelli fece consegnare nel 1927, la melodia e le parole de “La Montanara”.

Si preparavano, al contempo, tempi difficili, nei quali persino il dono prezioso della liberta' avrebbe vacillato. Nel 1931 il regime fascista, non riuscendo a omologare la SOSAT alle sue organizzazioni di massa, decide di commissariarla. Nino viene esautorato e cessa di esserne Presidente. Gran parte dei soci si dimette, ma il Coro continua la sua attivita' ,ricca di soddisfazioni: nel 1933 incide i primi tre dischi, altre cinque incisioni discografiche vennero fatte nel periodo 1935 – 1937 e numerosi altri concerti vennero eseguiti nei piu' noti teatri italiani, toccando vertici artistici e musicali di assoluto valore.

Nel 1938, poi, dopo l'emanazione delle leggi speciali, la sigla SOSAT, con quel suo aggettivo “operaio” che la contraddistingue, non diviene più praticabile. Il Coro continuera' la sua attivita' con il nome “Coro della SAT”, facendo così entrare nella storia della coralità alpina anche la societa' madre, la Società Alpinisti Tridentini, che fin dal 1926 aveva seguito con interesse ed incoraggiato il sorgere nella SOSAT del primo coro di montagna. Dunque, le vicende che segnarono il fascismo ebbero un riflesso evidente anche nella storia della coralita' alpina, inducendo il primo Coro a mutare il proprio nome da Sosat in Sat: ma da testimonianze raccolte, che riverberano il solco della tradizione, in Trentino molti continuano a chiamare il coro con il suo vecchio nome, “Coro della SOSAT”, almeno fino all'anno Domini 1941, allorquando, con molti dei suoi componenti richiamati alle armi a guerra gia' iniziata da tempo, il coro cessa di fatto la sua attivita'.

Esiste dunque una continuita' tra il primo Coro SOSAT e il Coro della SAT: una continuita' che si alimenta di storie individuali di uomini per i quali la passione del canto era piu' forte delle difficolta' istituzionali nelle quali la SOSAT era stata costretta a dibattersi.

La sigla SOSAT tornera' a vedere la luce subito dopo la guerra, quando, nel maggio del 1945, il primo sindaco di una Trento di nuovo libera, Gigino Battisti, figlio di Cesare, chiamera' Nino Peterlongo per incaricarlo di ricostituire la SOSAT ed il suo coro.

C'e' un evidente spessore sociale e politico in questo gesto: l'ispirazione social-solidarista che aveva determinato la nascita della SOSAT nel 1921 e del suo Coro nel 1926 torna ad avere corso in una societa' civile che vuole riappropriarsi le sue tradizioni e alimentare nuova fiducia nella propria provenienza, nella propria storia. L'anima di quella storia era condensata nella figura di Nino Peterlongo. Franco Sartori e' il maestro di quel rinato complesso canoro che annovera, accanto ad elementi nuovi, vecchi coristi che avevano cantato nel primo coro nato nel grembo della SOSAT, trovando proprio nella nuova sede di Via Malpaga una casa che non avrebbe mai piu' lasciato. Sotto la guida di Franco Sartori il Coro SOSAT acquisisce quel suo timbro di particolare spontaneita' che ancora oggi lo contraddistingue e che lo portera' a segnare affermazioni importanti in sia in campo nazionale che in ambito internazionale.

Nel mese di dicembre 1945, conclusasi totalmente la vicenda bellica, i quattro fratelli Pedrotti (Mario, Enrico, Silvio e Aldo) decidono di riprendere l'attivita' corale con la denominazione di “Coro della SAT”. La ricostituzione del Coro della SOSAT seguita dalla ripresa dell'attività corale da parte dei Fratelli Pedrotti con il coro della SAT diedero un grande impulso alla coralita', sia sotto l'aspetto tecnico che promozionale ed editoriale/discografico. Dopo gli anni '60 e sulla base del loro modello iniziano a nascere in tutte le zone del Trentino decine di cori di montagna: e nel 1963 questo movimento di straordinario rilievo porta alla nascita della Federazione Cori del Trentino, punto di coagulo e di rappresentanza di una realta' tra le piu' significative del nostro territorio.

Poche zone al mondo, infatti, possono oggi contare un primato di cori quale il Trentino: 191 complessi corali di varia espressivita' e qualificazione, che coinvolgono oltre 5.800 persone di tutte le eta', concentrati in uno dei territori più limitati d'Italia dal punto di vista demografico, sono non solo indice di grande passione per la musica e il canto, ma anche di vera e propria vocazione collettiva. Cosi', quel primo coro Sosat nato nel 1926 e' diventato ormai un patrimonio di tutti, come le montagne tra le quali e' nato.

Andrea Zanotti